Sanità - Risorse aggiuntive: ulteriore apertura ma serve uno sforzo maggiore

e ci vuole un fondo per liquidare subito il Tfr


 Le organizzazioni sindacali sono state convocate questa mattina dall’assessore provinciale alla sanità Luca Zeni per comunicazioni rispetto alle risorse aggiuntive stanziate per il contratto collettivo del settore. Sul tavolo la Provincia ha messo un milione e mezzo in più rispetto a quanto concordato in precedenza rispondendo alle sollecitazioni di Cgil e Cisl ma, spiegano Giampaolo Mastrogiuseppe della Fp Cgil e Giuseppe Pallanch della Cisl Fp: «Pur apprezzando lo sforzo, dobbiamo ribadire che lo stanziamento è insufficiente a fornire risposte alle istanze che portiamo avanti da ormai diverso tempo: in particolare la destinazione di risorse, fin dall’origine, per l’omogeneizzazione contrattuale più volte richiesta, e una riqualificazione di tutto il personale sanitario e non sanitario dell’Apss».
Queste richieste erano state formalizzate dalle organizzazioni sindacali, ma anche dalle confederazioni, in occasione dell’audizione della commissione legislativa che si è tenuta lo scorso lunedì 9 luglio.
«Oggi abbiamo anche chiesto all’assessore – spiegano ancora Mastrogiuseppe e Pallanch - l’istituzione di un fondo provinciale a garanzia della liquidazione del Tfr. L’obiettivo, in questo caso, è evitare che chi va in pensione entri in possesso dei suoi soldi con tempi lunghissimi, come quelli previsti dalle norme nazionali. La stessa richiesta, del resto, avevamo fatto al tavolo delle autonomie locali e, tramite le confederazioni, durante l’audizione della commissione legislativa».
Entriamo nel dettaglio su quest’ultimo punto. Oggi, chi va in pensione può ricevere il Tfr, quello che un tempo si chiamava liquidazione, anche dopo 24 o 36 mesi, specialmente se chi deve erogare è un ente che non ha capacità di spesa per adempiere alle norme dei contratti collettivi provinciali. L’istituzione di questo fondo permetterebbe di liquidare subito al lavoratore quanto gli spetta e non rappresenterebbe un aggravio per i costi pubblici: si tratta infatti di soldi dei lavoratori che verrebbero recuperati nel momento in cui l’Inps provvede poi, coi suoi tempi, a reintegrare il fondo stesso. «La finalità ultima – spiegano i due segretari – è evitare che chi va in pensione debba indebitarsi con banche o finanziare, impegnando un credito che potrà riscuotere dopo 2 o 3 anni».

Scritto il 12-07-2018

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